domenica 22 giugno 2014
lunedì 19 maggio 2014
L'UOMO CON TROPPA TESTA
Nel
Febbraio del 18** una strana superstizione iniziò a circolare per
l'Europa continentale: si trattava, alcuni lettori lo ricorderanno,
del così detto "Uomo con la Doppia Testa" o, per i
detrattori, l' "Uomo con Troppa Testa". Questo misterioso
essere fu avvistato la prima volta da una signora di Avignone, che lo
vide appoggiato a un albero sotto un cartello. L'uomo sembrava avere,
disse la signora, "un'altra testa sopra la testa, ma non la
faccia, solo la parte sopra della testa, quella in cui ci vanno i
capelli". L'uomo riapparve alcuni giorni dopo in una piazza di
Parigi. Si formò immediatamente un capannello di curiosi. L'uomo
venne descritto come un individuo normale, ma, secondo le parole di
un testimone, "portava al di sopra della testa come una sorta di
enorme carosello tagliato a metà" – si intende qui l'ecotipo
di carosello tondeggiante e simile a un pomodoro – "anche se
ora che ci penso anche la sua testa sembrava un po' un carosello, ma
di quell'altro tipo" – lo spettatore allude all'ecotipo di
carosello allungato detto 'falliforme' – "per cui l'insieme
era strano ma armonico". L'individuo si era svincolato dal
gruppo di curiosi ed era scomparso in una viuzza. Alcuni studiosi
supposero che l'uomo avesse per una malformazione il cervello al di
sopra del cranio. Poiché l'uomo era stato descritto molto magro e
dall'apparenza quasi fragile, che sembrava combattere il vento come
un fuscello, si escluse la possibilità di un nuovo soldato
automatico Prussiano volto al macello dei Francesi. Nell'appello dei
giornali scientifici alla calma e alla ragione molti intellettuali,
professionisti o dilettanti, iniziarono a speculare sul soggetto:
alcuni lo ritenevano lo scherzo di un monello, altri un assurdo
gioiello posto in cima a un'elaborata capigliatura 'ancient régime',
altri, e quello per un po' parve il modo più sensato di risolvere la
questione, ritennero che tutti i testimoni oculari avessero mentito,
questo per farsi bello, quello per non essere diverso dagli altri,
qualcuno per sentire il campanello della gloria o per provare un
piacere sadico nell'appello stesso della stampa scientifica che
quelle dichiarazioni avevano suscitato. Tuttavia mentre questa
spiegazione si abbassava come un martello a spianare il problema,
trenta nuovi avvistamenti resero gli autori dell'articolo lo zimbello
della società: in dieci punti della Francia e della Germania
svariati testimoni videro un uomo con un fagottello e un'aria
straniera aggirarsi con una seconda specie di testa sopra la testa. I
testimoni ripetevano lo stesso indovinello: "Non il viso, ma la
parte di sopra, quella che quando piove ti si bagna per prima".
Venni
chiamato ad investigare con una squadra di ricercatori. "Dovete
battere ogni strada, stradina e ponticello" mi ripetevano in
ritornello. "E nello stesso istante in cui vedete un uomo con
troppa testa, lo dovete arrestare, a ogni costo". Con me erano
il Colonnello Headlin e il prof. Lure, inventore del fornello.
Eravamo un drappello di intrepidi, mi sentivo vicino a ognuno di loro
come a un fratello gemello. "Cercheremo in ogni bettola, locale,
spogliarello, nella tana di ogni pipistrello, nel peggiore tugurio,
guarderemo nel fardello di ogni pellegrino, esamineremo l'anello di
ogni signora, guarderemo ogni brandello di proletario, fermeremo ogni
carro, cavallo o cammello, interrogheremo ogni frate, padre, fratello
o confratello, guarderemo nello stesso pozzo del mondo e nel manico
di ogni ombrello -"
"Sì
signore!" gridammo per fermarlo e iniziammo la caccia. Il nostro
manipolo era snello ma la missione difficile. Seguimmo gli
avvistamenti: un morello ci rimandò a un contadinello che ci mandò
dal proprietario di un uccello che aveva visto l'uomo parlare con un
ragazzo che accudiva un vitello, il quale ragazzo, corrotto con del
caramello, ci mandò avanti di un altro livello indicandoci un
falegname con un unico lungo capello a cui lui in persona aveva
indirizzato il misterioso individuo perché questi cercava uno
sgabello. Raggiungemmo il falegname rapidi come un flagello,
prendendo ogni traccia al rastrello. Il falegname disse che
l'individuo aveva appena saldato il conto e ci indicò una strada. In
fondo vedemmo un individuo allontanarsi in mantello, un fiore
all'occhiello, leggero come un granelo di sabbia e sopra la testa,
una specie di seconda testa poggiata di lato. Afferrammo corda e
manganello e seguimmo contro quell'uomo alto e smilzo come un
pennello. Giunto a un oscuro castello con una torre alta e stretta
che sembrava un coltello, il nostro novello mostro cominciò ad
aprire il portone quando ci scoprimmo e lo arrestammo. Non voleva
cedere e si ingaggiò in un breve duello che finì quando Headlin lo
colpì sulla faccia con uno sportello di legno. Allora avenne una
cosa straordinaria: la sua mostruosa escrescenza cranica saltò via
dalla testa e rotolò per qualche metro in un tentativo di fuga, per
poi fermarsi in una pozzanghera a scolorirsi come un acquarello. Ora
l'uomo aveva messo un'aria innocente d'agnello. Lo caricammo sulla
carrozza e portammo anche l'orrenda cosa. Mentre traversavamo il
fiumicello del bosco Headlin, giocherellando con un ramoscello, non
seppe resistere ed iniziò a interrogare quello strano soggetto, che
pareva disegnato a pastello.
"Cos'è
questa storia?" chiese. "Parla pivello".
"Quale
storia?".
"Questa
specie di escrescenza verde pisello".
"Non
è un 'escrescenza".
"Un
sovra-testa!".
"Fuocherello".
Ormai
eravamo al cancello del più vicino palazzo di giustizia, proprio a
fianco del bordello, in cima a un monticello piuttosto bello. Il
venticello muoveva le tende della carrozza.
"Si
tratta di un modello" disse l'uomo, "di quello che sarà il
più diffuso oggetto del futuro. Ero stufo, a litigare col vicino, di
essere colpito col randello; quando piove, di aprire l'ombrello; di
avere tutti i capelli all'aria quando andavo sul battello. Per questo
ho inventato - ".
"Cosa?".
"L'iper-calotta
sovracranica" disse l'uomo.
Fine.
lunedì 12 maggio 2014
GOSH: #2
La notevole proprietà all’angolo tra Wimbury Road e Trafalgar Lane veniva ricordata nel vicinato per l’ardito motivo medievale che contornava le sue mura di cinta.
Era abitata da tale Louis de Fraberge, ex ufficiale della corona. Abitava in quella via da anni, ma ben pochi dei suoi vicini lo avevano visto fuori se non durante qualche festività per il compleanno del Re.
Era abitata da tale Louis de Fraberge, ex ufficiale della corona. Abitava in quella via da anni, ma ben pochi dei suoi vicini lo avevano visto fuori se non durante qualche festività per il compleanno del Re.
Il possente cancello aveva ormai ceduto alla ruggine creando una serie di fessure tra le sbarre che permettevano di vedere il giardino incolto. Grandi alberi esotici e cespugli che superavano i loro bordi.
Nick Greon entrò all’interno del giardino camminando sul selciato sconnesso del vialetto d’ingresso. Tra l’erba notò subito delle strane sacche curve e una strana statua rappresentante la terra, con i suoi confini squadrati tra le colonne d’ercole e le cascate delle terre del Gange.
Ma dall’anziano de Fraberge non si sarebbe aspettato altro.
La facciata della casa era trasandata quanto il giardino, con vari vetri rotti e piante parassite tra il colonnato e il balcone padronale.
Nick osservò l’interno polveroso di una delle stanze, probabilmente il salone. Vi era un grande tavolo di marmo. Con varie macchie di liquidi dai diversi colori. Vi si formavano varie figure una dentro l’altra e parevano dovute alla detonazione di qualche strano composto chimico. Per terra tra svariate cartacce e libri, bottiglie dai colori dell’arcobaleno iridescenti.
Ma dall’anziano de Fraberge non si sarebbe aspettato altro.
La facciata della casa era trasandata quanto il giardino, con vari vetri rotti e piante parassite tra il colonnato e il balcone padronale.
Nick osservò l’interno polveroso di una delle stanze, probabilmente il salone. Vi era un grande tavolo di marmo. Con varie macchie di liquidi dai diversi colori. Vi si formavano varie figure una dentro l’altra e parevano dovute alla detonazione di qualche strano composto chimico. Per terra tra svariate cartacce e libri, bottiglie dai colori dell’arcobaleno iridescenti.
Nick provò ad entrare dalla porta principale e questa era aperta!
Il corridoio era più piccolo di quel che si aspettasse, con due grandi librerie. Camminando all’interno diede una scorsa alle costine.
Lavorazione del cuoio, Allevamento questa ignota attività della Sardinia.
E nell’altro scaffale.
Il vetro e i cristalli. L’ostrica e i suoi prodotti.
Nick non capiva. Nick continuò ad attraversare il corridoio come se conoscesse la sua via.
Ed entrò in uno studiolo. Lì vi era un modello di un edificio poggiato su una scrivania. Una piccola dedica a Newton nel basamento. E il modellino era rotto. Fessurato.
E accanto al modellino un vecchio con la sua vestaglia dormiva su una poltroncina. Il viso appoggiato sul tavolino.
Sembrava dormire… ma le sue spalle non erano mosse da nessun respiro. Gli occhi vitrei avevano in sé un luccichio di vittoria, l’espressione del viso, fissa nella morte, era estatica e per certi versi folle .
Un braccio era disteso lungo di un fianco. L’altro sulla scrivania, disteso. E la mano sembrava reggere qualcosa con una stretta spasmodica.
Nick si avvicinò e osservò l’oggetto. Pareva una piccola asta di metallo, delle dimensioni di una moneta o poco più. Pareva acuminata. Sembrava l’aculeo di un’animale.
Non si scoprì mai la sua funzione, né cosa avesse destato tanto interesse nella mente di Louis.
Pare che la causa delle morte fu del gas contenuto nelle varie sacche di cuoio piene di fessure e squarci, che trovarono nello studiolo del vecchio.
P.S.
Avete capito quali oggetti sferici ho citato e che oggetto aveva in mano Lousi? Avete capito a quale figura comune nei vicinati mi sono ispirato nella creazione del vecchio? Giochino fatemi l'elenco!
Rispondete nei commenti!
P.P.S.
Il titolo del racconto è "Spillo".
Lavorazione del cuoio, Allevamento questa ignota attività della Sardinia.
E nell’altro scaffale.
Il vetro e i cristalli. L’ostrica e i suoi prodotti.
Nick non capiva. Nick continuò ad attraversare il corridoio come se conoscesse la sua via.
Ed entrò in uno studiolo. Lì vi era un modello di un edificio poggiato su una scrivania. Una piccola dedica a Newton nel basamento. E il modellino era rotto. Fessurato.
E accanto al modellino un vecchio con la sua vestaglia dormiva su una poltroncina. Il viso appoggiato sul tavolino.
Sembrava dormire… ma le sue spalle non erano mosse da nessun respiro. Gli occhi vitrei avevano in sé un luccichio di vittoria, l’espressione del viso, fissa nella morte, era estatica e per certi versi folle .
Un braccio era disteso lungo di un fianco. L’altro sulla scrivania, disteso. E la mano sembrava reggere qualcosa con una stretta spasmodica.
Nick si avvicinò e osservò l’oggetto. Pareva una piccola asta di metallo, delle dimensioni di una moneta o poco più. Pareva acuminata. Sembrava l’aculeo di un’animale.
Non si scoprì mai la sua funzione, né cosa avesse destato tanto interesse nella mente di Louis.
Pare che la causa delle morte fu del gas contenuto nelle varie sacche di cuoio piene di fessure e squarci, che trovarono nello studiolo del vecchio.
P.S.
Avete capito quali oggetti sferici ho citato e che oggetto aveva in mano Lousi? Avete capito a quale figura comune nei vicinati mi sono ispirato nella creazione del vecchio? Giochino fatemi l'elenco!
Rispondete nei commenti!
P.P.S.
Il titolo del racconto è "Spillo".
sabato 3 maggio 2014
Gosh: Grandi Oggetti & Scienziati Comuni H, l'h è muta
<<Poffare esimio codesto objietto in qual guisa si adopra? >>
-Generico membro della società reale di scienza-
-Generico membro della società reale di scienza-
I grandi scienziati e l'invenzione degli oggetti comuni,
Un progetto di racconto svago tra due amici, folli, che usano divertirsi in maniera sbagliata.
Avete mai letto quei bellissi racconti o romanzi dell'800 in cui l'amore per la scienza e lo stupore del curioso sono osservati dietro lenti di corno spesso, librerie polverose e viaggi in treno o nave simili a grandi esplorazioni?
Parlo di Verne e Wells, con un misto di Doyle e tutti quegli scrittori che amavano immaginarsi il futuro e la scienza.
Bene e cosa succederebbe se uno di questi esimi "pennivendoli" dovesse illustrare l'invenzione di oggetti comuni di tutti i giorni (seppur utilissimi) invece delle classiche "macchine del tempo"?
Questo e successivi scritti sono il nostro tentativo nell'indagare la questione!
I
MERAVIGLIOSI PERIPODI DEL PROF. R di Yuri
Eravamo
stati invitati a casa del prof. R per una dimostrazione. Nessuno di
noi sapeva esattamente che cosa aspettarsi: il prof. R sa essere
piuttosto imprevedibile, quando vuole.
Si
trattava di una dimora dall'aria piuttosto severa, quasi aspra, ma
l'interno era piacevolmente imbottito. Attraversando il giardino
notai che il luogo era meravigliosamente silenzioso; piccoli fiori
lilla rallegravano il sentierino che conduceva al vecchio portone.
Nell'elegante
salotto in stile Vittoriano erano accomodati, essendo arrivati prima
di me, il prof. Manz, il dott. Coulebert e il prof. Clariote.
"Sembra
che io sia arrivato per ultimo" dissi dando il soprabito alla
servitù.
"Non
si preoccupi di questo" disse il dott. Coulebert, "la
conversazione con questi signori è quanto mai interessante".
"Ma
dov'è il professore?" chiesi prendendo posto su una grossa
poltrona imbottita, mentre una domestica mi passava una buona tazza
di te'.
"Non
sappiamo" disse il prof. Manz. "Ha fatto sapere che tarderà
un po'".
Proprio
in quel momento la grossa doppia porta a vetri screziati si aprì ed
entrò il prof. R in persona. Era un uomo alto e magro, piuttosto
bizzarro, allampanato, sulla cinquantina, con ciuffi di capelli
grigi.
"Scusate
moltissimo l'attesa signori", disse. "Ero occupato nelle
ultime modifiche di ciò che vi voglio mostrare".
"Ci
chiediamo infatti tutti cosa possa essere" disse il dott.
Clariote.
"Vi
sarà chiaro tra non molto" disse il prof. R sedendo sulla
poltroncina rossa. "Intanto permettetemi di offrirvi un'altra
scatola di biscotti".
Ringraziammo
e attingemmo profusamente.
"Prof.
Manz" disse il nostro ospite, "Ha avuto problemi durante la
strada?".
"No"
rispose il prof. Manz, "Cosa intende dire?".
"Sassi,
ortiche, cocci di bottiglia".
"Le
solite cose. Ma per fortuna una delle sue serve mi ha fornito tutti i
cerotti necessari".
"Ben
presto i cerotti da alluce e le garze non saranno più necessari".
"Come
sarebbe?" chiedemmo all'unisono.
"Il
prof. R ha forse inventato un modo di pulire le strade da ogni
asperità?" chiese Coulebert.
"Ancora
meglio di così dottore, ancora meglio" disse il prof. R e suonò
un piccolo campanello. "Albert, puoi venire".
Allora
la doppia porta da cui era entrato il professore si aprì di nuovo e
vedemmo venire avanti un maggiordomo alto e ben vestito con un
carrello coperto da un drappo. Il prof. R sollevò il drappo,
mostrando due oggetti pressoché identici, di cui non riuscimmo a
capire la natura. Erano come degli involucri, non proprio delle
scatole, ma una sorta di sacchi semirigidi, dalla forma alquanto
bislacca e aperti da un lato.
"Signori,
vi presento i Peripodi Anficutanei".
Tutti
ci alzammo in piedi e venimmo intorno ai misteriosi arnesi,
riempiendo di domande il nostro ospite.
"Che
cos'è?" chiese il prof. Menz.
"E'
chiaramente un sistema per misurare la potenza del vento!" disse
il prof. Clariote. "Basta porre questi oggetti su un luogo
esposto e, se volano via, signifca che la velocità del vento è al
di sopra di un certo valore. Ho indovinato, prof. R?".
"Ha
sbagliato più di quando le ho chiesto cosa potesse farci con la sua
penna a cubo" rispose il prof. R. "Servono per i piedi".
"Cosa?!".
"Se
inseriamo i piedi all'interno dei Peripodi" spiegò il prof. R,
"questi strumenti avvolgeranno le nostre estremità come una
sorta di sacca protettiva".
"A
cosa serve questa parte rigida?" chiese il dott. Coulebert.
"E'
una sorta di superficie traslabile" rispose il prof. R. "Ho
avuto l'idea studiando alcuni elementi di geometria euclidea. I primi
Peripodi che ho creato ne erano sprovvisti, ma i sassi appuntiti
riuscivano a penetrare la sacca, ferendo in ogni modo i miei piedi".
"Ma
lei ... " disse Menz, "ha già testato gli strumenti,
professore?".
"Certamente!"
disse R scaldandosi. "State a vedere".
Così
dicendo poggiò con estrema cautela gli oggetti a terra. Dopodiché
inserì uno dei suoi piedi nella prima delle due sacche, attraverso
la parte lasciata aperta. Il piede vi scomparve, come inghiottito.
Tutti ci allarmammo.
"Stia
attento" disse Menz.
"Si
farà male così!" disse Coulebert.
"Tranquilli
signori tranquilli, è tutto sotto controllo" disse il prof. R e
inserì l'altro piede nella sacca rimanente.
"Ma
appena proverà a camminare" disse Menz, "i suoi piedi ne
verranno fuori".
"Qui
sta la parte più ingegnosa del meccanismo. Un complesso sistema di
cordicelle che ho costruito io stesso permette, come potete vedere"
e così dicendo egli iniziò una serie di complicate manovre con dei
lacciouli attorno alle sacche, "di trattenere la sacca
Anficutanea attorno all'estremità".
Quando
ebbe finito, il prof. R fece tre passi. Tutti sbalordimmo e qualcuno
gridò.
"Lei
rivoluzionerà il mondo!" non poté trattenersi Menz.
"Ora
signori, vorrei chiedervi un favore" disse il prof. R. "Se
non dovessi tornare, dite all'Accademia che ho rubato tutti i miei
articoli".
"Che
cosa intende fare?" chiesi.
"Voglio
uscire per strada con gli Anfipodi. E vedere fin dove posso
arrivare".
"Lei
è pazzo!" esclamò Coulebert. "Le bloccheranno la
circolazione!".
"Professore"
disse Menz, "potrebbe accasciarsi al suolo".
"Staremo
a vedere amici miei" disse il prof. R uscendo dalla stanza a
bordo dei suoi meravigliosi Peripodi. "Staremo a vedere".
Rimanemmo
soli nella stanza, in un grande silenzio, a guardarci l'un l'altro.
"Cos'è
che ha detto dei suoi articoli?" chiese infine il prof. Menz.
Fine.
martedì 25 marzo 2014
new photo set!
martedì 11 marzo 2014
Il sorriso mezzo triste di una viaggiatrice in treno freddolosa che sbuffa alla finestra osservando il vetro appannato.Osservare il mondo attraverso quella patina che rende tutto il più romantico. E ringraziare per ciò il riscaldamento non funzionante e le storture delle ferrovie italiane.
Penso che questa ironia sia il senso della vita.
Penso che questa ironia sia il senso della vita.
sabato 1 marzo 2014
"Chi non ti uccide ti rende più forte." Io temo invece ti renda solo più incapace e debilitato, e quindi sordo al nuovo dolore.
#aforisma
— Giuseppe Galatola T. (@Morgholoth) 1 Marzo 2014
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